Se sei maschio e hai ancora una dignità, sei una specie in via d'estinzione.

mercoledì 31 dicembre 2008

Minaccia globale


Da l'Espresso del 21 Febbraio 2008

Donne per sempre
Tutti le vogliono. Dalla politica ai media. Ma nella realtà quotidiana vengono discriminate e umiliate. Costrette di nuovo in piazza a difesa della 194. Fotografia di un paese immobile. Dove l'emancipazione femminile è ancora prigioniera della famiglia. E di tanti pregiudizi


Lavorano. Sì, ma smettono al primo figlio. Guadagnano. Ma meno degli uomini. Fanno carriera. Ma non fino al top, né nei posti chiave. Scelgono liberamente se essere madri, se fare famiglia, con chi vivere. Beh, non proprio. No, l'identikit delle donne italiane che emerge dai dati che presentiamo in queste pagine non è la cavalcata edificante tra successi e realizzazioni celebrata dalla retorica modernista, che comunque è realtà in altri paesi europei. Le italiane non assomigliano certo alle scandinave, ma nemmeno alle francesi o alle irlandesi. Faticano come matte, tanto da laurearsi prima e meglio dei maschi, entrano massicciamente nel mercato del lavoro a tutti i livelli, ma poi rimangono impantanate nel vortice della vita privata, della famiglia, dei figli, dell'amore cercato e, poi, spesso, subito. Oppure della solitudine, prezzo della carriera e di un buono stipendio. Sono vulcani fino ai trent'anni, brillanti e impegnate. E poi? In gabbia. Di fatto soggetti sbiaditi, protagoniste di una rivoluzione non compiuta, "crisalidi da cui non è ancora uscita l'angelica farfalla", come le ha definite la filosofa Roberta de Monticelli. Che, fuor di metafora, vuol dire: soggetti ancora troppo deboli. Che non hanno mai portato fino in fondo la cosiddetta rivoluzione femminista. E sulle quali è piovuta, come un fulmine la grottesca crociata antiabortista di Giuliano Ferrara, sospinta da un perdurante umore misogino dispiegato a gonfie vele dal magistero di Benedetto XVI. Fino all'orrendo episodio della polizia che sequestra al Policlinico di Napoli un feto abortito, corpo del reato o, come ha titolato 'il manifesto': "Corpo elettorale". Affari di famiglia Così, all'improvviso, come in un déjà-vu, ecco le donne in piazza. Eccole a promuovere appelli come quello che apre il numero speciale di 'Micromega' in edicola il 29 febbraio e si può firmare sul sito http://www.%20firmiamo.it/liberadonna.
Ma cosa è mai potuto accadere? Forse nulla. Perché, come afferma la sociologa della famiglia Chiara Saraceno, "nella nostra cultura i conflitti sui valori si addensano sul corpo delle donne. Perché il controllo su quello che loro fanno, in particolare sulla sfera sessuale, fa parte del controllo della collettività a garanzia della propria riproduzione, e quindi della conservazione della propria identità". Semplicemente, allora, l'esplosione misogina di questi giorni rivela un dato di fatto forse taciuto fino a oggi per pudore o conformismo politically correct: le italiane sono incaricate di fare famiglia, di curare gli anziani, di coprire il vuoto del welfare. E, insieme, di amministrare il quotidiano di aziende, università e centri di ricerca, senza mai sfondare ai vertici. Sono ingabbiate nel privato, a parlare d'amore e occuparsi del nonno con l'Alzheimer. Sono chine sulle scrivanie, a ingrossare le fila del middle management, come mostrano le indagini di Federmanager-Fondidirigenti, della ricerca scientifica, della sanità, dell'insegnamento di tutti i gradi. È quella che i sociologi chiamano 'femminilizzazione del mondo del lavoro'. Sempre fuori dalle stanze dei bottoni, di qualunque tipo. E l'attacco anti-abortista, nel portare le lancette indietro di 30 anni, altro non fa che sancire, con toni crudeli, una realtà che è nei numeri: il potere delle donne nel nostro Paese è cambiato poco o nulla. Perché il dovere di fare figli non si è trasformato, come altrove, in un diritto. È rimasto dovere, compimento ineluttabile di un destino biologico, ingabbiato dai diritti di ogni possibile incontro di cellule concepito, come vorrebbero i nuovi devoti. Ma non solo: l'incapacità di governare col welfare l'invecchiamento della popolazione ha gettato il peso degli anziani sulle spalle e sul destino di chi da sempre si occupa della famiglia. Sotto lo sguardo minaccioso della Chiesa cattolica, vestale di questo ordinamento. Fino a quella che Roberta de Monticelli interpreta come una "recrudescenza di temi ridicolmente regressivi nella sua politica sessuale".
Nel nome di Dio Ed è la stessa filosofa spiritualista, docente all'Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano, a chiedersi perché mai "nella Chiesa cattolica finisce sempre col prevalere il peggio. Eppure il cristianesimo è la religione che più di ogni altra ha valorizzato l'elemento femminile. Nella sua dottrina ci sono tutti gli elementi per non essere misogini. Ma a corrompere il quadro c'è il suo diventare istituzione, c'è la strumentalizzazione politica del nome di Dio". Un nome che rimbomba nelle nuove crociate del tandem Ruini-Ferrara, chiamato in causa per dare sacralità a politiche sessuali molto, ma molto più concrete.
Una sfilata durante la settimana della moda di San Paolo
"La situazione italiana è paradossale: la società ha bisogno che le donne stiano sia a casa che al lavoro. A casa perché non ci sono servizi e l'invecchiamento della popolazione sta aprendo una voragine. Al lavoro, perché le famiglie hanno bisogno di un salario in più, che diventa anche volano per i consumi", commenta la sociologa della famiglia Chiara Saraceno. Così si crea una sorta di doppia pressione che finisce con l'inceppare il meccanismo. A tutto discapito dell'economia del Paese, a sentire gli esperti. "Molte ricerche mostrano che l'aumento del lavoro femminile produce nuova occupazione. Basata sulla domanda di servizi alle famiglie, al commercio, al tempo libero: badanti, baby sitter, scuole materne, nidi, servizi di pulizia, ristoranti, cibi pronti. Un'economia senza donne è un'economia che si atrofizza, perché in parte è fondata sull'autoproduzione", aggiunge Saraceno. Progetto Europa E le mille pressioni dell'Europa per una piena occupazione femminile lo confermano: l'obiettivo della Ue è che nei paesi dell'Unione entro il 2010 lavori il 60 per cento delle donne. Per rispondere ai dogmi comunitari sulla parità tra i sessi, senz'altro. Ma anche per esigenze di sviluppo economico: gli economisti concordano sul fatto chela disoccupazione femminile si traduce in una compressione del Pil. E non solo: uno studio fatto sulle 500 maggiori imprese del mondo censite da 'Fortune' mostra che le aziende che hanno più donne nei consigli di amministrazione e nel top management vanno meglio di quelle che ne hanno poche, sia sul piano finanziario che sul piano dei profitti. Insomma, è quella che in gergo si chiama 'risorsa femminile', ma che l'Italia ha scelto di non utilizzare. Perché?Fino a qualche mese fa il quadro era sfumato, ma la crudezza della crociata antiabortista, saldata ai continui assordanti appelli alla centralità della famiglia, nel trasferire sul terreno della politica una contraddizione che è nei fatti, palesa l'arretratezza del sistema Italia. Ricercatori e sociologi hanno sfornato per anni i dati dell'anomalia italiana in un'Europa in cui le donne entravano nel mercato del lavoro e nelle stanze dei bottoni. Ma a Roma tutto sembrava impantanarsi nel bolso dibattito sulle quote rosa: in politica come ai vertici delle grandi aziende. La politica ha spazzato via il problema nel 2005 quando il Parlamento ne ha bocciato, con un voto ad hoc, l'istituzione. In Confindustria, più elegantemente, se ne parla, se ne parla e se ne parla. Ma la presenza femminile tra i manager delle aziende con più di 500 addetti resta al 3 per cento. E i manager maschi, racconta nel suo libro 'La resistibile ascesa delle donne in Italia' Francesca Zajkzyc (che intervistiamo a pagina 42), "hanno dubbi riguardo all'affidabilità delle donne in posizioni di potere in quanto più condizionate dai vincoli famigliari". Convinzione che, sarà anche poco politically correct, ma ha una base empirica. Perché se una laureata su quattro non entra nel mercato e il 13,5 per cento delle donne lasciano il lavoro dopo il primo figlio una ragione ci sarà. Ed è la stessa che spinge il 56 per cento delle italiane, secondo un'indagine Ipsos, a dire che ci sono lavori tipicamente femminili, ovvero quelli che permettono di dedicare al lavoro famigliare ogni giorno 5 ore e 20 minuti, contro l'oretta e mezza degli uomini. D'altra parte, aggiunge Zajkzyc: "Se all'interno dei rapporti di coppia sembrano essere in atto trasformazioni significative, l'organizzazione della società e del welfare sono ancora pesantemente orientati alla famiglia in cui la donna non lavora o lavora parzialmente. Basti pensare agli orari delle scuole o dei servizi per l'infanzia". A cui si aggiunge la cura degli anziani.
I figli sognati Il risultato è quello evidenziato nei grafici: minore occupazione e minor salario. Fino all'imbarazzo di essere gli ultimi in Europa nel tasso di occupazione femminile. A cui, però, non si accompagna un alto tasso di natalità: i figli fatti sono la metà di quelli progettati. Perché? Risponde Saraceno: "Chi fa figli produce un bene collettivo. Ma fare un figlio è un atto squisito di libertà. E proprio perché è così importante che un gran numero di donne lo scelga, è necessario che la società dia loro molte più risorse. Una società democratica deve prendere atto che ha bisogno delle donne se vuole riprodursi. E l'unico modo di prenderne atto è quello di sostenerle nella loro libertà. Con politiche di sostegno alla famiglia e, insieme, alla contraccezione e alla libertà di interrompere la gravidanza. Le uniche politiche della popolazione che si possono fare in un paese democratico sono quelle che ampliano i gradi di libertà".
Solo sei donne hanno fatto parte del governo Prodi
Così è andata nel resto d'Europa: servizi, profili di carriere diversi, congedi di paternità pagati al 100 per cento. Nei Paesi nordici, lasciare il lavoro per un anno per seguire un figlio non ha costi. In Francia, esiste una responsabilità sociale forte nei confronti delle famiglie con figli che si concretizza in asili e scuole, in assegni di cui è titolare il nuovo nato. E poi c'è il fatto che in Italia le donne guadagnano meno degli uomini, e, ovviamente, sono loro che lasciano il lavoro quando ci sono da curare figli o anziani.Così, ridicolmente, ancora angeli del focolare, mentre negli Usa una donna corre per diventare l'uomo più potente del mondo e mentre persino in Nicaragua ci sono più donne ai vertici che in Italia. Perché? Che fine ha fatto l'ondata femminista? "Ci sono stati errori nel nostro femminismo, che non si è trasformato in agenda politica concreta, forse perché sempre molto sulla difensiva, intento a marcare se stesso come diverso. E questo è segno di scarsissima fiducia in un'identità forte che si proclama di avere", conclude Roberta de Monticelli: "Così le donne sono rimaste bloccate. E tutta la società è rimasta vittima del peggiore umore italiano: il senso debolissimo della responsabilità personale. È più facile accettare la tradizione sancita nelle parole dei vescovi che non decidere per sé. Prendendosene la responsabilità. Per chi ci crede, anche davanti a Dio".
Commento di Toman - Io vi avevo avvertito: le donne predicano la parità, ma cercano la vittoria. Vogliono passare dalla sottomissione al comando., dalla suddditanza, al potere: come se già non lo avessero!

Indagine sul sesso


Dal Corriere della Sera del 7 marzo 2008

Il sesso è bello quando dura poco
Secondo una ricerca il rapporto più appagante è quello che dura al massimo 13 minuti

WASHINGTON - Chi non vanta prestazioni sessuali da maratoneta non deve farsene un cruccio. Il sesso migliore, infatti, è quello breve. Perlomeno stando a quanto sostenuto da uno studio basato sulle informazioni rilasciate da un campione di 33 sessuologi americani e canadesi, secondo i quali, appunto, per essere appagante e di qualità un intercorso sessuale non deve durare troppo a lungo. Anzi.
DA 7 A 13 - Più precisamente, per gli esperti che hanno partecipato allo studio - pubblicato sul Journal of Sexual Medicine - il rapporto ottimale, diciamo desiderabile, è quello che dura dai 7 ai 13 minuti. Preliminari e coccole finali escluse dal conteggio. Troppo breve, invece, un incontro intimo che dura meno di 3 minuti, mentre da 3 a 7 è adeguato. Oltre i 13 minuti, poi, diviene stancante, e mezz'ora è decisamente troppo. Ma fortunatamente i sessuologi in questione sottolineano anche che la cosa migliore è tenere il cronometro fuori dalla camera da letto: tutto dipende dalla coppia, ogni individuo è diverso, le informazioni fornite dalla ricerca sono più che altro indicative, servono a rassicurare quanti vivono con frustrazione l'incapacità di «durare abbastanza a lungo». Insomma, l'intento è di ridimensionare le aspettative poco realistiche di chi è convinto che se un rapporto sessuale dura poco, o se l'uomo interessato non riesce a reggere per ore e ore tra le lenzuola, allora c'è qualcosa che non va.
ASPETTATIVE - Certo ognuno ha bisogni e desideri diversi, non è possibile generalizzare e creare una regola che valga come standard. Infatti, da un sondaggio condotto tra la popolazione americana è emerso che per molte donne un rapporto di 7 minuti è troppo breve, ma vi sono anche quelle per le quali è più che sufficiente. Per gli uomini invece è quasi sempre auspicabile la maggiore durata possibile. In realtà - sostiene Sandra Byers, sessuologa e presidente del dipartimento di psicologia presso l'Università di New Brunswick - la durata ideale è quella che permette a entrambi i partner di divertirsi. Non si può prescindere dal contesto, dal momento, dall'intesa e dalla comunicazione tra i componenti della coppia: non è la durata che conta, ma la qualità del rapporto.
Commento di Toman: Il sesso è bello quando dura poco? Ma chi hanno intervistato, questi, la nazionale dell'eiaculatio precox????

Il problema delle corna VIP


Dal Corriere della sera del 12 marzo 2008

La politica americana si è evoluta ma c'è ancora una categoria a rischio dignità
Il rito delle mogli (tradite e mute)
Il caso Spitzer: la moglie del governatore di New York Silda come la Clinton in tv accanto al marito infedele

Eliot Spitzer e sua moglie Silda Wall surante la conferenza stampa congiunta (Lapresse)Nella politica Usa c'è una categoria a rischio dignità: le mogli che, scoperti i tradimenti del marito, partecipano alla conferenza stampa congiunta. È il 2008. Per la presidenza degli Stati Uniti corrono: una donna accusata di tutto incluso l'amore lesbico; un afroamericano accusato di essere cripto-musulmano nonché reo confesso di consumo giovanile di coca; e un vecchio bianco femminaro malamente divorziato. La politica americana, a lungo ipocritamente puritana, si è evoluta; è più aperta, liberale, inclusiva. Per molti, non per tutte; c'è una categoria privilegiata ma a continuo rischio-dignità, le political wives. Consorti che, se si scoprono infedeltà dei mariti, invece di inseguirli con una mazza da baseball devono sottoporsi a uno dei più più umilianti familyday praticati in Occidente: la conferenza stampa congiunta, in cui lo sposo ammette porcherie di ogni genere con altre donne (o le nega con altri uomini) e la sposa è in piedi al suo fianco, tentando di darsi un contegno. Succede ancora, è successo l'altro ieri con Eliot Spitzer e sua moglie Silda Wall, (ex) avvocato come lui. Silda stava zitta, come d'uso; la sua faccia avvilita parlava per lei, però.
E la faccia, il contesto, il rito disonorevole hanno subito scatenato un dibattito (specie tra femmine) sul Web. Su questioni importanti: «Come fanno queste mer…acce a convincere ancora le loro mogli ad accompagnarli alla conferenza stampa in cui dichiarano “sono una mer…accia?” », titolava ieri Jezebel, sagace e seguito sito pettegolo femminile. Se ne discuteva, e si continua, su Slate, su Gawker, ovunque. C'è chi giudica Silda, un tempo paragonata a Hillary — causa carriera e ruolo nella carriera del marito, non per le corna — un pessimo esempio per le sue tre figlie ragazzine: «Cosa gli sta insegnando? "Ok, se vostro marito finisce in un giro di prostitute, voi gli dovete restare accanto!"» (Tammany, su Gawker.com). C'è chi sostiene che la questione è prepolitica, ha a che fare con quella «buffa istituzione » che è l'unione matrimoniale. Chi ricorda come anche le political wives più spavalde si siano arrese: tipo Wendy Vitter, moglie di un senatore della Louisiana.
Ai tempi dello scandalo Clinton- Lewinsky minacciava «sono un tipo più alla Lorena Bobbit (evirò il marito e fu assolta, ndr) che alla Hillary». Sette anni dopo era a fianco del marito David, reduce da incontri con squillo, a dire «sono fiera di essere sua moglie ». Una political wife vera, Anne Applebaum, scrive poi per spiegare che chi lo fa, lo fa perché è la scorciatoia meno dolorosa: dura pochi minuti, poi i media ti lasciano in pace: «Se fai dell'altro ti staranno dietro, a chiederti di spiegare perché». Ora però la combinata disposta faccia di Silda/marito di Silda superdelegato per Hillary/ primaria democratica anomala Hillary-Obama potrebbe cominciare a far passare di moda la dubbia pratica. E la sua scorrettezza politica: pretendere la moglie in pubblico al fianco del marito traditore equivale a dire che l'adulterio maschile è peccato veniale, se perdonato (non si è ancora vista una governatora fedifraga col marito devoto al fianco; forse ci stanno pensando gli strateghi repubblicani, ci si aspetta di tutto, quest'anno).
Commento di toman - Maria Laura Rodotà - che ha scritto questo articolo - mi sembra pronta per diventare mia collega: che ne direste di nominarla direttrice di http://www.orgogliofemminille.com/ ?

Cronaca giudiziaria


Dal Corriere della Sera del 12 marzo 2008

Affidamento condiviso, rivoluzione a metà
I figli restano a casa con le madri. Si continua a utilizzare l'assegno, il mantenimento diretto non ha funzionato

I giudici hanno risposto compatti e oggi l'affidamento condiviso dei figli in caso di separazione e divorzio è diventata la norma anche nel nostro Paese. L'Italia, insomma, come la Francia, l'Olanda, la Germania o l'Inghilterra. Si può dire che sia stata una rivoluzione. Se infatti fino a due anni fa i figli di coppie separate venivano affidati quasi sempre a uno solo dei genitori, solitamente la madre, oggi la strada maestra seguita dai giudici è l'affidamento condiviso. Con percentuali che vanno dal 70-80% di Palermo fino al 95% di Bologna.
È questo il risultato di un sondaggio, realizzato per il Corriere della Sera, dal Centro per la riforma del diritto di famiglia che ha interpellato alcuni tra i principali tribunali italiani sede di Corte d'appello. Questo primissimo bilancio (i dati Istat saranno pronti solo tra qualche mese) arriva a due anni esatti dall'approvazione di una legge fortemente voluta dalle associazioni dei padri separati ed entrata in vigore nel nostro ordinamento (16 marzo 2006) non senza polemiche.
L'indagine dice altre tre cose. La prima: i figli, soprattutto se piccoli, continuano a vivere prevalentemente con le mamme. La seconda: si continua a utilizzare l'assegno di mantenimento, non avendo avuto seguito il mantenimento diretto introdotto dalla legge. La terza: l'assegnazione della casa segue i figli. C'è, insomma — forse — l'inizio di un cambiamento culturale. Ma nella vita pratica di tutti i giorni non è cambiato granché.
«Non c'è dubbio — dice Anna Galizia Danovi, avvocato, presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia — che come tutte le innovazioni normative, anche questa legge abbia ancora bisogno di tempo per essere elaborata e assimilata. Ma la risposta che i giudici hanno dato, applicando in massa l'affidamento condiviso, ci conferma che i principi in essa contenuti vanno salvaguardati».
«Anche se non sempre la situazione nella famiglia migliora — aggiunge Ruggero Pesce, presidente della sezione famiglia della Corte d'appello di Milano — l'affidamento condiviso diventa un riconoscimento importante per i padri. Ma, soprattutto, è una spinta ai genitori a far apparire ai figli una certa capacità di dialogo; per i bambini importantissimo». Responsabilità da condividere Le coppie italiane sanno che la legge è cambiata. Sembrano, invece, far ancora fatica a tradurla nel concreto. «Soprattutto i padri pensano che voglia dire una divisione degli spazi e dei tempi, un po' di giorni con l'uno e un po' di giorni con l'altro genitore — dice Maurizio Millo, presidente del Tribunale dei minorenni di Bologna —. Ma questa divisione non è nell'interesse del minore ». «La condivisione dell'affidamento — aggiunge Battista Palestra, presidente del tribunale ordinario di Trento — ha il semplice significato di ricordare a tutti che padri e madri si continua a essere anche se si è separati, con tutto ciò che ne consegue in termini di partecipazione al progetto educativo». C'è chi, però, la strada dell'alternanza tra i genitori sta provando a perseguirla, come a Palermo: «Quando abbiamo ritenuto che fosse possibile, abbiamo previsto il collocamento del minore tre giorni con un genitore e tre giorni con l'altro — dice Rocco Camerata Scovazzo, presidente della prima sezione civile di Palermo —. Dipende dalle condizioni logistiche».Vivere con la mammaAssodato che i genitori devono parlarsi e prendere insieme tutte le decisioni più importanti (dalla salute alla scuola), bambini e ragazzi continuano prevalentemente a vivere con la mamma. «Di solito — spiega Mario Zevola, presidente della nona sezione civile del tribunale di Milano — i padri chiedono l'affidamento del figlio piccolo quando in famiglia c'è una situazione particolare, per esempio la madre è ammalata. Altrimenti, lo fanno quando il figlio è già grandicello, dall'adolescenza in su». Capita ancora abbastanza spesso che le madri provino a chiedere l'affidamento esclusivo. «Le mamme — dice Franca Panuccio, avvocato e docente di diritto privato all'università di Messina — sono state un po' impaurite da questa legge, mentre l'atteggiamento dei padri è stato di maggiore curiosità. Ma dobbiamo dare del tempo; prima di capire bene quali cambiamenti ci saranno servono ancora almeno un paio di anni. E sarà fondamentale l'uso della mediazione che, almeno qui nel sud, non è ancora partita». I giudici tendono a concedere l'esclusivo solo in casi gravi, quando vi siano ma-lattie psichiche o tossicodipendenze, o una lontananza fisica che rende concretamente impossibile condividere la genitorialità. La conflittualità tra i genitori, invece, non è ritenuta motivo per escludere un affidamento condiviso. Anzi, ci sono tribunali — come Roma e Napoli — dove si spinge sul condiviso anche nei casi di fortissimi contrasti. I conflittiPrima dell'approvazione della legge si era molto discusso: come si può — ci si chiedeva — obbligare a dialogare due genitori che si detestano e arrivano a utilizzare i figli per farsi dispetti l'un l'altro? «Semplicemente, è successo che la conflittualità si è spostata — dice Maria Giovanna Ruo, avvocato —. È diminuita nella fase iniziale perché non si litiga più tanto sul tipo di affidamento, sapendo che salvo casi gravi sarà condiviso. Ma è aumentato tantissimo il contenzioso non emergente, quello che i giudici non vedono ma che poi finiranno per pagare i minori ». Il nodo dei soldiDa nord a sud i genitori non conviventi continuano a provvedere ai propri figli con l'assegno, com'è sempre stato: non ha dunque trovato applicazione il mantenimento diretto previsto dalla nuova normativa. «Sono i genitori stessi a volere un ammontare mensile — dice per tutti Carlo Montella, presidente della prima sezione civile del tribunale di Napoli — perché l'acquisto diretto da parte di ciascun genitore, chi dei libri, chi dei vestiti, chi del cibo o delle vacanze, sarebbe una fonte continua di lite». Un peso sempre crescente sta assumendo la casa familiare: segue i figli. E sempre più spesso il suo valore viene considerato nel momento in cui si determina l'ammontare dell'assegno di mantenimento.
Commento di Toman - E sarebbero le donne, il sesso debole? Ricordo che non più di un mese fa, in treno, ho in assistito ad una scena davvero raccapricciante: avvocatessa e clientessa (piace il neologismo? è tutto per voi!) che metttevano a punto il piano per spolpare il marito nella causa di separazione. Perle di saggezza come "devi fargliela pagare" o "gli uomini sono tutti uguali" pronuciate dall'avvocatessa, mi facevano pensare ad un piano di rivincita personale (da chissà quante e quali delusioni sentimentali) da perpetrare per mezzo della clientessa. Penoso, vero?

martedì 30 dicembre 2008

Indagini pericolose


risultati di uno studio della fondazione ania
Donne al volante... sempre più aggressive
In aumento le automobiliste che usano alcol o droghe, quelle che non indossano cinture o abusano del cellulare
ROMA - Donna al volante... è un detto arcinoto e inflazionato. Fatto sta che secondo i dati della Fondazione Ania per la sicurezza stradale, le automobiliste sono storicamente più prudenti degli uomini e fanno meno incidenti (su circa 5mila morti sulle strade nel 2007 le donne sono state 1.005), ma il loro comportamento si sta progressivamente avvicinando a quello maschile: cresce l'aggressività e sono in aumento i casi di donne che si mettono alla guida in uno stato psicofisico alterato da alcol e droghe. Un dato reso pubblico appunto da Ania in occasione della presentazione della «Scatola rosa» a Roma. Citando dati dell'Osservatorio permanente sulle stragi del sabato sera, il segretario generale della fondazione Umberto Guidoni ha spiegato che nei primi sei mesi del 2007 il 5,5% delle donne sottoposte al test etilico dalle forze dell'ordine è risultato positivo. Inoltre, il gentil sesso è in testa alla lista nera per comportamenti "non ortodossi" al volante: secondo uno studio della stessa Ania, il 14,3% non indossa le cinture di sicurezza (contro il 12,6% degli uomini) e il 14,3% usa in modo scorretto il cellulare, contro il 12,2% dei maschi.
SCATOLE ROSA - Come si diceva l'occasione è stata la presentazione delle mille «scatole rosa» che, dopo Milano, arrivano anche a Roma: Ania, il ministero delle Pari opportunità e il Comune hanno siglato un'intesa per la distribuzione di un dispositivo satellitare da installare sulle auto per affrontare i rischi che le donne corrono sulle strade: incidenti, guasti meccanici o, peggio, aggressioni e atti di violenza. «Riteniamo le donne soggetti deboli sul fronte della sicurezza stradale e soprattutto personale» ha spiegato Guidoni. Gli incidenti stradali, ha aggiunto, sono «una catastrofe che riguarda tutti, e che ha visto nel 2007 più di 5mila morti. E le statistiche attestano che, sebbene più prudenti degli uomini, più di mille donne perdono ogni anno la vita sulla strada». Il ministro delle Pari opportunità Mara Carfagna ha spiegato come funzionerà la scatola rosa: si tratta di speciali trasmettitori gps, e in caso di incidente il rilevatore chiederà automaticamente l'assistenza stradale, ma se si verifica un pericolo o un'aggressione la conducente potrà, con un semplice pulsante, lanciare un Sos alla centrale operativa delle forze dell'ordine più vicina. «Un'iniziativa che segna un passo in avanti sulla strada della sicurezza delle donne - ha detto il ministro -, sono tanti i Comuni che ne hanno fatto richiesta». «Per la sicurezza abbiamo aumentato la presenza di militari sulle strade, ma anche la tecnologia può dare un grande aiuto - ha concluso il sindaco Alemanno -. Valuteremo i risultati di questo progetto». Le destinatarie della scatola rosa, ha aggiunto, saranno scelte tra le donne che guidano nelle ore notturne e che abitano in aree periferiche, grazie a un bando che il Comune pubblicherà a breve.
10 dicembre 2008.
Commento di Toman - Le streghe sono tornate, in auto. Che dire? Che due scatole (rosa)!

Gli imperdibili


"Ho sposato un deficiente"- In un libro tutto da ridere, le confessioni di una donna «stremata»
Autore: Carla Signoris, moglie di Maurizio Crozza: «Gli mancano un sacco di cose, ma non la pancia»

dal Corriere della Sera del 16/7/08
MILANO – Carla Signoris, attrice, conduttrice, doppiatrice, fa il suo esordio in libreria. E probabilmente, al momento di cimentarsi con la sua prima fatica narrativa, non ha mai vissuto il «terrore da foglio bianco», avendo potuto beneficiare di una generosa nonché corpulenta "Musa", il marito e collega Maurizio Crozza. Ne è scaturito un agile e impietoso pamphlet comico il cui titolo, "Ho sposato un deficiente" (Rizzoli), non mancherà di solleticare la curiosità delle milioni – da un punto di vista delle fortune coniugali - di Carle Signoris sparse per lo Stivale.
UN DEFICIENTE – Per quanto risoluta nel mettere alla berlina il marito, Carla Signoris ci tiene a precisare che il titolo è forte solo in apparenza, essendo l'epiteto deficiente da intendersi non come imbecille, ma come lacunoso, privo di tanti aspetti e qualità, tranne una, «ma giusto quella: la pancia». La più grande mancanza rimproverata a Crozza è quella della cura di se stesso: «Quando l'ho sposato era così fisicamente tonico e asciutto che il disegno della sua muscolatura ricordava gli studi anatomici di Leonardo da Vinci […]. Quegli stessi studi anatomici oggi non sarebbero altrettanto particolareggiati […] e se Leonardo disegnasse il corpaccione di mio marito, oggi gli verrebbe fuori Jabba di Guerre stellari». Pagina dopo pagina scopriamo che Crozza è ipocondriaco, ossessionato dai cibi biologici, intollerante al pur minimo dolore, refrattario alle diete (ma risoluto nel volerle intraprendere, sebbene solo a parole), privo di autocontrollo e persino infantile nella gerarchizzazione dei suoi bisogni, visto che in cima alla piramide pone la triade pappa-cacca-nanna. Ma la dolce «metà, che come corporatura è esattamente il doppio» di Carla Signoris, gratta gratta, risulta essere un padre premuroso seppur goffo e un marito devoto, tanto da cadere nel panico ogniqualvolta sul volto della moglie non è stampato almeno un accenno di sorriso.
L'AMORE È CIECO – Frecciatine a parte, quindi, quello che Carla ha scritto è una confessione del superficialmente inspiegabile amore per il marito. Nonostante la pinguedine, se lui le chiede «Non ti piaccio più perché mi sono un po' appesantito?», lei riesce a sdrammatizzare: «Dopo tanti anni cosa vuoi che mi freghi del tuo corpo. Se sto con te è perché amo la tua anima. Bella, ma un filino gonfia».
L’ESORCISMO – Ma perché sbattere sulla pubblica piazza le deficienze del comico genovese? Il libro ha tutta l'aria di essere uno sfogo-esorcismo (per sopportare la convivenza), una critica costruttiva, uno sputtanamento urbi et orbi per costringere il marito a essere meno uomo (nel senso di pigro e lacunoso) e più donna (premuroso, ordinato e «forte»). E forse chissà, un manuale di sopravvivenza (tutto da ridere) per donne sposate a deficienti, a cui Carla Signoris sembra dire: «Non tenetevi tutto dentro, rinfacciate alle vostre metà tutte le loro deficienze». La cosa magari non migliorerà la vita di coppia, ma che sollievo sfogarsi!
Commento di Toman - Come darle torto? Deve proprio essere un deficiente se -come mi dicono- la mantiene!

Gli imperdibili


Nonsolomamma - di Claudia de Lillo
Lei fa la giornalista finanziaria. Ha due hobbit di sesso maschile. Il più grande ha quattro anni, ama le donne, il cioccolato e Il Signore degli Anelli. Da grande farà il cavaliere Jedi. Il più piccolo ama le papere e le scarpe. Ha gli occhi tondi, come il protagonista di un fumetto giapponese. Nei suoi quasi due anni di vita ha detto «sì» una volta sola e se n’è subito pentito.Lei ha un marito part-time, barese e comunista, che passa buona parte del suo tempo a Londra dove lavora e dove probabilmente ha una vita parallela con un’altra moglie e altri figli, inglesi. Insieme a loro c’è spesso Valentina Diolabenedica, la baby sitter degli hobbit, la persona più importante dell’elasti-vita. Abitano a Felicity Place. Intorno a loro c’è Milano, ma i residenti di questo bizzarro posto tra le magnolie sono convinti di vivere in un ridente sobborgo americano e crescono i figli a Coca-Cola con ghiaccio, tacchino ripieno e pop corn cotti nel microonde.Lei ha i piedi per terra, i capelli a carciofo e un cronico senso di colpa. Ha giornate complicate e notti impegnative. Non si veste da strafiga perché sta scomoda, non si trucca perché non ne ha il tempo, non si mette la crema idratante perché se ne dimentica. Se per sbaglio chiude gli occhi, crolla addormentata.Lei è un’elasti-mamma, nel bene e nel male.
Commento di Toman: il solito diario penoso di una femmina qualsiasi, prigioniera del ruolo che ha tanto desiderato.

Novità in libreria


dal Corriere della Sera del 29/8/08
«Sexy, magre ed obbedienti»La guida per tenersi stretto un uomo.
L'autore è un 33enne che non ha ancora trovato il grande amore.

Negli Stati Uniti va a ruba "The Re-education Of The Female".
«Gli uomini comandano» sostiene l'autore.
NEW YORK - «Ecco un piccolo segreto: gli uomini non chiedono nulla. Comandano». È questo il succo di un libro pubblicato negli Stati Uniti. «The Re-education Of The Female» del debuttante Dante Moore è un saggio, pubblicato in 25 mila copie da Strebor Books, che spiega alle donne come tenersi strette il proprio compagno. E se una donna non obbedisce, ce ne sono almeno dieci dietro l'angolo pronte a farlo. Questa la tesi dello scrittore, che nonostante il nome e la saggezza profusa, non ha ancora trovato la sua Beatrice. Da un paio di anni, però, frequenta una ragazza, Khanequa Tuitt, che dopo aver sfogliato un paio di pagine avrebbe voluto insultarlo. Ma poi lo ha conosciuto ed ha sposato la sua teoria. Ora fa le pulizie di casa in abiti sexy.
MAGRE E SEXY - Moore, 33enne ingegnere informatico, consiglia alle sue lettrici di rimanere snelle. «Un esempio? - scrive l'autore - quando andate al supermercato, scegliete la cane o i frutti più brutti, rovinati, marci e puzzolenti? O no? Perché? Lo stesso accade con gli uomini quando vedono delle donne senza forma che sembrano dei baby elefanti». La missione di Moore, racchiusa in 176 pagine vendute a poco più di 10 euro, è quella di rieducare le donne, dando loro l'Abc per una buona relazione. E le basi sono tre: cibo, relax e, ovviamente, sesso. Nell'introduzione del saggio scrive: «Voglio esprimere la mia rabbia e frustrazione come uomo con le donne che credo che siano mal educate, mal informate e impreparate sulle loro responsabilità nel mantenimento di una relazione con un uomo di qualità».
LA RISPOSTA DI UNA FEMMINISTA - «Non ha mai trovato la donna giusta, non si è mai innamorato. Cosa fa di lui un esperto?» commenta Gilda Carle, femminista e terapista che cura un programma televisivo negli Stati Uniti. «Vorrei avere sul mio lettino da terapista le donne che lo hanno frequentato» ha detto la Carle al quotidiano britannico The Telegraph.
L'AUTORE - Dante Moore ha un figlio di 11 anni, nato da una relazione ormai terminata. L'autore ha detto di non aver mai incontrato il grande amore, perché fino a qualche anno fa era «una nuvola di testosterone», racconta al quotidiano americano Washington Post. Cresciuto in una famiglia di donne, la mamma, due sorelle, due zie e due cugine, Moore spiega che da piccolo la madre gli diceva di trattare le donne come regine, di accompagnarle a casa dopo scuola, di comprare regali. Dopo due anni di fallimenti, il cambio di strategia. Ha iniziato a dire di no, a mettere dei paletti, a comandare. E il telefono - assicura Moore al Washington Post - non ha smesso di squillare.
LA CANZONE - Nel 1981 il musicista comasco Marco Ferradini cantava: «Prendi una donna trattala male lasci che ti aspetti per ore. Fa sentire che è poco importante, dosa bene amore e crudeltà». Il brano è stato ripreso da Aldo, Giovanni e Giacomo in «Chiedimi se sono felice», con la battuta «fuori dal letto nessuna pietà», che invece Giacomo sbaglia in «fuori dal letto nessuno è perfetto».
Elisabetta Corsini

Commento di Toman - Che dire? La bocca della verità, evidentemente, ce l'hanno anche negli Stati Uniti!

Gli imperdibili


Streghe - il capolavoro di Lilli Gruber
Negli ultimi anni il femminismo in Italia ha fatto passi da gigante. All’indietro. È vero, le donne sono molto più presenti nella vita politica ed economica, ma il prezzo da pagare è stato ed è tuttora alto.
Lilli Gruber intervista quelle che “ce l’hanno fatta”: da Rita Levi-Montalcini a Gianna Nannini, da Rossana Rossanda a Luciana Littizzetto a Franca Sozzani. Interroga, perché rispondano dei loro errori, gli uomini di potere: Camillo Ruini, Silvio Berlusconi, Walter Veltroni. Ed esce dall’Italia per parlare con le donne d’Europa più potenti o più ribelli del momento, dalla vicepremier spagnola alla prima regista porno inglese. Il libro più ricco, personale e militante di una grande giornalista.
Commento di Toman - Sottotitolo del libro: “la battaglia per i diritti delle donne è appena cominciata”. Che dire? Speriamo che non vada a finire come in Iraq.

Novità dal mondo femminile


ALLARME MOGLI AGUZZINE: UNO SPORTELLO PER MARITI MALTRATTATI
Altro che sesso forte e gentil sesso, tra le mura domestiche i ruoli siinvertono e sono le donne ad usare il pugno di ferro. Non soltanto in sensofigurato. Per salvare i mariti maltrattati dalle mogli aguzzine arriva aMilano un vero e proprio sportello di SOSTEGNO PSICOLOGICO.Il progetto ideato dalla cattedra di criminologia dell'università deglistudi di Milano mette in campo un gruppo di psicologi e psicoterapeuticoordinato dalla titolare della cattedra Isabella Merzagora Betsos, percurare il disagio degli uomini che subiscono violenza (fisiche epsicologiche) dalle loro compagne.Gli specialisti hanno attivato l'indirizzo e-mail violenza-man2008@live.it,che le vittime possono usare per CHIEDERE AIUTO. Il servizio è gratuito eprevede anche incontri ad hoc alla sede di via Mangiagalli 37 (zona ospedalie policlinico), dove un gruppo di esperti incontreranno i pazienti a giornifissi e in orari prestabiliti. Il tutto gestito nell'assoluto ANONIMATO.Perché se sopportare una violenza è difficile, ancora più dura può essereper un uomo confessare gli abusi subiti dal "sesso debole".Lo sportello ha anche un altro obiettivo, smascherare il fenomeno delle"mogli aguzzine" e curare i mariti sottomessi più servire a prevenireulteriori violenze sulle donne. I criminologi milanesi spiegano infatti che"per gli uomini l'omicidio della partner potrebbe trovare antecedenti inABUSI E MALTRATTAMENTI".

Commento di Toman - un pò di violenza per uno non fa male a nessuno, mi verrebbe da dire: ma scommetto che, se approfondiamo un attimo, vien fuori che è tutta colpa degli uomini.

Gli imperdibili


Contenuto - Barbie sta per spegnere le cinquanta candeline e la sua fama ha raggiunto praticamente ogni landa del pianeta. I numeri sono impressionanti: dal 1959 la Mattel ha prodotto quasi un miliardo di esemplari. Come ogni star che si rispetti, anche Barbie non ha un passato specchiato: è nata in Germania, il suo primo nome è Lilli ed è destinata a un pubblico maschile adulto. Ma l'incontro con l'industria americana è l'inizio di una nuova vita. Lo scopo è renderla indispensabile per qualunque teenager. Corredata di abitini alla moda, ha una missione ben precisa: accompagnare le bambine verso l'età adulta proponendo un modello "perfetto" di femminilità. Eppure nell'America degli anni Cinquanta Barbie non attira molte simpatie: manca di classe e distinzione. Per rimediare la Mattel si ispira agli indiscussi modelli dell'eleganza mondiale: splendidamente abbigliata, Barbie scimmiotta Jacqueline Kennedy e l'alta moda parigina. I tempi cambiano in fretta, e con loro i modelli di femminilità: Barbie prima va al college, poi si dedica alla preparazione di nozze magnifiche e sempre rimandate, infine rinuncia alle arie da signorina del bel mondo per avvicinarsi alla fascia medio-bassa delle sue potenziali clienti e inaugura una linea cheap nell'aspetto e nel prezzo.

Commento di Toman - Che ne direste di un bel BARBIE-cue?

Gli imperdibili


Trama - Lui, lei, il piccolo: una famiglia perfetta (una volta). Oggi: lui lavora troppo, lavora sempre (così dice); lei, da quando è nato il bambino, lavora come prima, e in più si sobbarca tutto il resto (conoscete la storia). Lui si dimentica la cena di compleanno di lei, per "sopravvenuti, improrogabili, impegni di lavoro", lei pensa che questa sia la goccia che fa traboccare il vaso e vuole il divorzio. Ma forse una speranza c'è: la Scuola per mariti cattivi della dottoressa Martha Krankenhaus, un corso accelerato di attenzione alle piccole grandi cose che fanno la differenza tra un matrimonio e un buon matrimonio. Una storia di giusto pentimento (maschile), ardua redenzione (maschile) e sospirata rivincita (femminile).

commento di Toman - Forse non sapete che questo libro, oltre ad essere un chiaro caposaldo dei rapporti tra i sessi e della felice convivenza coniugale, costituisce una preziosa fonte di energia alternativa. Non ci credete? Provate a ficcarlo nel camino!