Cronaca giudiziaria

Dal Corriere della Sera del 12 marzo 2008
Affidamento condiviso, rivoluzione a metà
I figli restano a casa con le madri. Si continua a utilizzare l'assegno, il mantenimento diretto non ha funzionato
I giudici hanno risposto compatti e oggi l'affidamento condiviso dei figli in caso di separazione e divorzio è diventata la norma anche nel nostro Paese. L'Italia, insomma, come la Francia, l'Olanda, la Germania o l'Inghilterra. Si può dire che sia stata una rivoluzione. Se infatti fino a due anni fa i figli di coppie separate venivano affidati quasi sempre a uno solo dei genitori, solitamente la madre, oggi la strada maestra seguita dai giudici è l'affidamento condiviso. Con percentuali che vanno dal 70-80% di Palermo fino al 95% di Bologna.
È questo il risultato di un sondaggio, realizzato per il Corriere della Sera, dal Centro per la riforma del diritto di famiglia che ha interpellato alcuni tra i principali tribunali italiani sede di Corte d'appello. Questo primissimo bilancio (i dati Istat saranno pronti solo tra qualche mese) arriva a due anni esatti dall'approvazione di una legge fortemente voluta dalle associazioni dei padri separati ed entrata in vigore nel nostro ordinamento (16 marzo 2006) non senza polemiche.
L'indagine dice altre tre cose. La prima: i figli, soprattutto se piccoli, continuano a vivere prevalentemente con le mamme. La seconda: si continua a utilizzare l'assegno di mantenimento, non avendo avuto seguito il mantenimento diretto introdotto dalla legge. La terza: l'assegnazione della casa segue i figli. C'è, insomma — forse — l'inizio di un cambiamento culturale. Ma nella vita pratica di tutti i giorni non è cambiato granché.
«Non c'è dubbio — dice Anna Galizia Danovi, avvocato, presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia — che come tutte le innovazioni normative, anche questa legge abbia ancora bisogno di tempo per essere elaborata e assimilata. Ma la risposta che i giudici hanno dato, applicando in massa l'affidamento condiviso, ci conferma che i principi in essa contenuti vanno salvaguardati».
«Anche se non sempre la situazione nella famiglia migliora — aggiunge Ruggero Pesce, presidente della sezione famiglia della Corte d'appello di Milano — l'affidamento condiviso diventa un riconoscimento importante per i padri. Ma, soprattutto, è una spinta ai genitori a far apparire ai figli una certa capacità di dialogo; per i bambini importantissimo». Responsabilità da condividere Le coppie italiane sanno che la legge è cambiata. Sembrano, invece, far ancora fatica a tradurla nel concreto. «Soprattutto i padri pensano che voglia dire una divisione degli spazi e dei tempi, un po' di giorni con l'uno e un po' di giorni con l'altro genitore — dice Maurizio Millo, presidente del Tribunale dei minorenni di Bologna —. Ma questa divisione non è nell'interesse del minore ». «La condivisione dell'affidamento — aggiunge Battista Palestra, presidente del tribunale ordinario di Trento — ha il semplice significato di ricordare a tutti che padri e madri si continua a essere anche se si è separati, con tutto ciò che ne consegue in termini di partecipazione al progetto educativo». C'è chi, però, la strada dell'alternanza tra i genitori sta provando a perseguirla, come a Palermo: «Quando abbiamo ritenuto che fosse possibile, abbiamo previsto il collocamento del minore tre giorni con un genitore e tre giorni con l'altro — dice Rocco Camerata Scovazzo, presidente della prima sezione civile di Palermo —. Dipende dalle condizioni logistiche».Vivere con la mammaAssodato che i genitori devono parlarsi e prendere insieme tutte le decisioni più importanti (dalla salute alla scuola), bambini e ragazzi continuano prevalentemente a vivere con la mamma. «Di solito — spiega Mario Zevola, presidente della nona sezione civile del tribunale di Milano — i padri chiedono l'affidamento del figlio piccolo quando in famiglia c'è una situazione particolare, per esempio la madre è ammalata. Altrimenti, lo fanno quando il figlio è già grandicello, dall'adolescenza in su». Capita ancora abbastanza spesso che le madri provino a chiedere l'affidamento esclusivo. «Le mamme — dice Franca Panuccio, avvocato e docente di diritto privato all'università di Messina — sono state un po' impaurite da questa legge, mentre l'atteggiamento dei padri è stato di maggiore curiosità. Ma dobbiamo dare del tempo; prima di capire bene quali cambiamenti ci saranno servono ancora almeno un paio di anni. E sarà fondamentale l'uso della mediazione che, almeno qui nel sud, non è ancora partita». I giudici tendono a concedere l'esclusivo solo in casi gravi, quando vi siano ma-lattie psichiche o tossicodipendenze, o una lontananza fisica che rende concretamente impossibile condividere la genitorialità. La conflittualità tra i genitori, invece, non è ritenuta motivo per escludere un affidamento condiviso. Anzi, ci sono tribunali — come Roma e Napoli — dove si spinge sul condiviso anche nei casi di fortissimi contrasti. I conflittiPrima dell'approvazione della legge si era molto discusso: come si può — ci si chiedeva — obbligare a dialogare due genitori che si detestano e arrivano a utilizzare i figli per farsi dispetti l'un l'altro? «Semplicemente, è successo che la conflittualità si è spostata — dice Maria Giovanna Ruo, avvocato —. È diminuita nella fase iniziale perché non si litiga più tanto sul tipo di affidamento, sapendo che salvo casi gravi sarà condiviso. Ma è aumentato tantissimo il contenzioso non emergente, quello che i giudici non vedono ma che poi finiranno per pagare i minori ». Il nodo dei soldiDa nord a sud i genitori non conviventi continuano a provvedere ai propri figli con l'assegno, com'è sempre stato: non ha dunque trovato applicazione il mantenimento diretto previsto dalla nuova normativa. «Sono i genitori stessi a volere un ammontare mensile — dice per tutti Carlo Montella, presidente della prima sezione civile del tribunale di Napoli — perché l'acquisto diretto da parte di ciascun genitore, chi dei libri, chi dei vestiti, chi del cibo o delle vacanze, sarebbe una fonte continua di lite». Un peso sempre crescente sta assumendo la casa familiare: segue i figli. E sempre più spesso il suo valore viene considerato nel momento in cui si determina l'ammontare dell'assegno di mantenimento.
Commento di Toman - E sarebbero le donne, il sesso debole? Ricordo che non più di un mese fa, in treno, ho in assistito ad una scena davvero raccapricciante: avvocatessa e clientessa (piace il neologismo? è tutto per voi!) che metttevano a punto il piano per spolpare il marito nella causa di separazione. Perle di saggezza come "devi fargliela pagare" o "gli uomini sono tutti uguali" pronuciate dall'avvocatessa, mi facevano pensare ad un piano di rivincita personale (da chissà quante e quali delusioni sentimentali) da perpetrare per mezzo della clientessa. Penoso, vero?
Affidamento condiviso, rivoluzione a metà
I figli restano a casa con le madri. Si continua a utilizzare l'assegno, il mantenimento diretto non ha funzionato
I giudici hanno risposto compatti e oggi l'affidamento condiviso dei figli in caso di separazione e divorzio è diventata la norma anche nel nostro Paese. L'Italia, insomma, come la Francia, l'Olanda, la Germania o l'Inghilterra. Si può dire che sia stata una rivoluzione. Se infatti fino a due anni fa i figli di coppie separate venivano affidati quasi sempre a uno solo dei genitori, solitamente la madre, oggi la strada maestra seguita dai giudici è l'affidamento condiviso. Con percentuali che vanno dal 70-80% di Palermo fino al 95% di Bologna.
È questo il risultato di un sondaggio, realizzato per il Corriere della Sera, dal Centro per la riforma del diritto di famiglia che ha interpellato alcuni tra i principali tribunali italiani sede di Corte d'appello. Questo primissimo bilancio (i dati Istat saranno pronti solo tra qualche mese) arriva a due anni esatti dall'approvazione di una legge fortemente voluta dalle associazioni dei padri separati ed entrata in vigore nel nostro ordinamento (16 marzo 2006) non senza polemiche.
L'indagine dice altre tre cose. La prima: i figli, soprattutto se piccoli, continuano a vivere prevalentemente con le mamme. La seconda: si continua a utilizzare l'assegno di mantenimento, non avendo avuto seguito il mantenimento diretto introdotto dalla legge. La terza: l'assegnazione della casa segue i figli. C'è, insomma — forse — l'inizio di un cambiamento culturale. Ma nella vita pratica di tutti i giorni non è cambiato granché.
«Non c'è dubbio — dice Anna Galizia Danovi, avvocato, presidente del Centro per la riforma del diritto di famiglia — che come tutte le innovazioni normative, anche questa legge abbia ancora bisogno di tempo per essere elaborata e assimilata. Ma la risposta che i giudici hanno dato, applicando in massa l'affidamento condiviso, ci conferma che i principi in essa contenuti vanno salvaguardati».
«Anche se non sempre la situazione nella famiglia migliora — aggiunge Ruggero Pesce, presidente della sezione famiglia della Corte d'appello di Milano — l'affidamento condiviso diventa un riconoscimento importante per i padri. Ma, soprattutto, è una spinta ai genitori a far apparire ai figli una certa capacità di dialogo; per i bambini importantissimo». Responsabilità da condividere Le coppie italiane sanno che la legge è cambiata. Sembrano, invece, far ancora fatica a tradurla nel concreto. «Soprattutto i padri pensano che voglia dire una divisione degli spazi e dei tempi, un po' di giorni con l'uno e un po' di giorni con l'altro genitore — dice Maurizio Millo, presidente del Tribunale dei minorenni di Bologna —. Ma questa divisione non è nell'interesse del minore ». «La condivisione dell'affidamento — aggiunge Battista Palestra, presidente del tribunale ordinario di Trento — ha il semplice significato di ricordare a tutti che padri e madri si continua a essere anche se si è separati, con tutto ciò che ne consegue in termini di partecipazione al progetto educativo». C'è chi, però, la strada dell'alternanza tra i genitori sta provando a perseguirla, come a Palermo: «Quando abbiamo ritenuto che fosse possibile, abbiamo previsto il collocamento del minore tre giorni con un genitore e tre giorni con l'altro — dice Rocco Camerata Scovazzo, presidente della prima sezione civile di Palermo —. Dipende dalle condizioni logistiche».Vivere con la mammaAssodato che i genitori devono parlarsi e prendere insieme tutte le decisioni più importanti (dalla salute alla scuola), bambini e ragazzi continuano prevalentemente a vivere con la mamma. «Di solito — spiega Mario Zevola, presidente della nona sezione civile del tribunale di Milano — i padri chiedono l'affidamento del figlio piccolo quando in famiglia c'è una situazione particolare, per esempio la madre è ammalata. Altrimenti, lo fanno quando il figlio è già grandicello, dall'adolescenza in su». Capita ancora abbastanza spesso che le madri provino a chiedere l'affidamento esclusivo. «Le mamme — dice Franca Panuccio, avvocato e docente di diritto privato all'università di Messina — sono state un po' impaurite da questa legge, mentre l'atteggiamento dei padri è stato di maggiore curiosità. Ma dobbiamo dare del tempo; prima di capire bene quali cambiamenti ci saranno servono ancora almeno un paio di anni. E sarà fondamentale l'uso della mediazione che, almeno qui nel sud, non è ancora partita». I giudici tendono a concedere l'esclusivo solo in casi gravi, quando vi siano ma-lattie psichiche o tossicodipendenze, o una lontananza fisica che rende concretamente impossibile condividere la genitorialità. La conflittualità tra i genitori, invece, non è ritenuta motivo per escludere un affidamento condiviso. Anzi, ci sono tribunali — come Roma e Napoli — dove si spinge sul condiviso anche nei casi di fortissimi contrasti. I conflittiPrima dell'approvazione della legge si era molto discusso: come si può — ci si chiedeva — obbligare a dialogare due genitori che si detestano e arrivano a utilizzare i figli per farsi dispetti l'un l'altro? «Semplicemente, è successo che la conflittualità si è spostata — dice Maria Giovanna Ruo, avvocato —. È diminuita nella fase iniziale perché non si litiga più tanto sul tipo di affidamento, sapendo che salvo casi gravi sarà condiviso. Ma è aumentato tantissimo il contenzioso non emergente, quello che i giudici non vedono ma che poi finiranno per pagare i minori ». Il nodo dei soldiDa nord a sud i genitori non conviventi continuano a provvedere ai propri figli con l'assegno, com'è sempre stato: non ha dunque trovato applicazione il mantenimento diretto previsto dalla nuova normativa. «Sono i genitori stessi a volere un ammontare mensile — dice per tutti Carlo Montella, presidente della prima sezione civile del tribunale di Napoli — perché l'acquisto diretto da parte di ciascun genitore, chi dei libri, chi dei vestiti, chi del cibo o delle vacanze, sarebbe una fonte continua di lite». Un peso sempre crescente sta assumendo la casa familiare: segue i figli. E sempre più spesso il suo valore viene considerato nel momento in cui si determina l'ammontare dell'assegno di mantenimento.
Commento di Toman - E sarebbero le donne, il sesso debole? Ricordo che non più di un mese fa, in treno, ho in assistito ad una scena davvero raccapricciante: avvocatessa e clientessa (piace il neologismo? è tutto per voi!) che metttevano a punto il piano per spolpare il marito nella causa di separazione. Perle di saggezza come "devi fargliela pagare" o "gli uomini sono tutti uguali" pronuciate dall'avvocatessa, mi facevano pensare ad un piano di rivincita personale (da chissà quante e quali delusioni sentimentali) da perpetrare per mezzo della clientessa. Penoso, vero?


1 Commenti:
Si, probabilmente lo e
16 marzo 2010 23.39
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