Se sei maschio e hai ancora una dignità, sei una specie in via d'estinzione.

giovedì 4 marzo 2010

Volo al forum Monzani: una lezione di orgoglio maschile


La presentazione del nuovo libro di Volo al Forum Monzani di Modena è stata ad un tempo esilarante e penosa.
Penosa per via dell'insopportabile gineceo che si è creato (c'erano meno uomini che nel bagno delle donne: il proverbio tira più un pelo etc - evidentemente- vale anche per il gentil sesso). Si trattava per lo più di ochette provinciali in cerca di emozioni vip che facevano domande disperatedel tipo "Nel tuo nuovo libro Lorenzo ha un figlio dalla donna che ama e tuttavia vivono in due appartamenti diversi: ma tu, cioè...tu la pensi davvero cosi?".
Esilarante perchè Volo - scapolo d'oro dello showbiz italiano - nello sconcerto generale, ha fatto una bella risata di disimpegno e poi, ovviamente, ha risposto di sì. L'apice della goduria l'ho raggiunto poco dopo, quando il Fabio nazionale ha annunciato urbis et orbi che in futuro potrebbe mettersi stabilmente co una ragazza, ma soltanto se lui sarà disposta ad accettare le predette condizioni di indipendenza: a quel punto - viooncendo ogni pudore - un'insospettabile ninfetta bionda due file davanti a me ha cominciato a sbracciarsi come un mulino a vento, per segnalare supina disponibilità. Peccato che la sua goffa candidatura sia stata totalmetne ignorata da Volo, troppo impegnato a raccontare se stesso.

La prostituzione vista dagli uomini

Intervento di Fabio Barzagli, fondatore e responsabile di www.paternità.info
Ho riscontrato ultimamente che la prostituzione viene spesso percepita come un mero fatto di maschio carnefice e donna vittima: i media effettivamente riferiscono solo di fatti di sfruttamento o favoreggiamento (l’esercizio individuale e libero non è reato e quindi non fa notizia) e le persone li percepiscono talvolta addirittura come la maggioranza. Va aggiunto poi che spesso si tende a dare notizie sbilanciate sullo sfruttamento maschile che invece è quello di minoranza come ci illustra l’ultimo resoconto ONU del 2009 che evidenzia come gli arresti per sfruttamento e favoreggiamento siano oramai in gran parte femminili (60%, trend in crescita). In realtà la prostituzione, è importante va detto, in oltre 9 casi su 10 è una scelta. Sul canale WEB TV http://youtube.com/prostituirsi potrete trovare elaborazioni e dati dalla più recente "indagine conoscitiva" della camera dei deputati (comm. Affari sociali) la ricerca più estesa ed importante in merito alla prostituzione in Italia: la prostituzione evidentemente si basa sulla possibilità di guadagno facile ed elevato (dai 10.000 ai 30.000 euro/mese) ma anche su deviazioni e problematiche umane varie, uomini e donne con un'immagine di se stessi e dell'altro molto degradata che non comprendono la mancanza di dignità e rispetto che il mercato del sesso rappresenta.Inoltre nel processo di riscoperta dell’uomo (non più stereotipo di maschio indistruttibile ma essere umano terreno avente anche sentimenti e debolezze) si può osservare l'altra faccia della medaglia: solo in Italia si stimano 5.000.000 di clienti di prostitute (15-20% della popolazione maschile adulta, in media europea), si tratta nella gran parte dei casi di persone con problematiche, dipendenza sessuale, questioni psichiche mai affrontate e maturate, persone apparentemente normali ma invece a rischio (o ai margini) di esclusione sociale.La storia dell’uomo come unico cattivo e disonesto dunque è solo una storia. E’ importante dire questo per chiarire le idee e riportare la percezione sul piano della realtà senza cadere in ideologie che oramai fanno parte del 1900. Basta infatti osservare come oggi sia sempre più spesso il contrario (donna carnefice, uomo vittima), ad esempio in diritto di famiglia è un'evidenza (concepimento, separazioni), ma anche in altri settori (mafia, le recenti dichiarazioni di Saviano, furto, sequestro ed omicidio di minori, ecc..). La "parità civile" uomo-donna d’altronde passa anche da questo; una volta approdata al mondo sociale e pubblico la donna compie gli stessi errori dell’uomo, in fondo si scopre l’acqua calda.. anche la donna è umana e può sbagliare. Concludo comunque con una considerazione sopra le parti che come uomo, come padre di una bambina e come responsabile di movimento mi sento di fare: la fabbrica del sesso ha solo vittime.
Commentino di Toman: se è vero che le donne prima o poi te la fanno pagare, bè... allora meglio prima.

sabato 13 febbraio 2010

SPECIALE SAN VALENTINO


A quanto pare, George Cloneey e la sua attuale fidanzata - la showgirl Elisabetta Canalis – hanno acquistato 1500 schedine del superenalotto dichiarando che l’eventuale vincita sarà devoluta ai terremotati di Haiti. Una cosa è sicura: la Canalis non ha dovuto acquistare 1500 schedine, per vincere al superenalotto!

venerdì 22 gennaio 2010

L'intervista dell'anno


Le donne italiane non ne possono più
Chiara Volpato Insegna psicologia sociale all’università di Milano-Bicocca. Un suo articolo sul New York Times ha fatto il giro del mondo: sostiene che le italiane sono pronte a scendere in piazza.

Professoressa Volpato, perché le donne italiane dovrebbero protestare?
Il modo in cui la classe dirigente italiana le tratta non ha uguali nelle democrazie occidentali. Anzi, in una democrazia non è tollerabile.
Si riferisce all’imprenditore che ha confessato di aver pagato donne per far sesso con il premier Silvio Berlusconi e un politico locale del Pd, per ottenerne i favori?
Mi riferisco a quello, alle cosiddette veline in politica, alle donne che tuttora compaiono in tv svestite e mute, accanto a uomini vestiti, più anziani e parlanti.
Qual è il problema?
Che sulla scena pubblica le donne vengono usate. Lo ha detto lo stesso avvocato del premier, Niccolò Ghedini, quando ha definito Berlusconi “utilizzatore finale” di una prostituta. Così le donne vengono ridotte a un oggetto, sminuite, addirittura vendute. È vero che succede ogni giorno sulle strade, ma è grave che coinvolga i massimi livelli dello Stato.
Il premier Berlusconi oggi ha negato “di aver mai pagato qualcuno per una prestazione sessuale. Da cacciatore”, ha spiegato, “che divertimento ci sarebbe?”.
Intanto ha usato la metafora della caccia, delle donne come preda, da prendere, conquistare, consumare. Se non è sessismo questo! Le donne vere, quelle di ogni giorno, dove sono? Dove siamo?
Molte persone pensano che questa sia solo un faccenda privata del premier. E di sicuro non è un reato.
Ormai in Italia c’è l’idea che un politico debba dimettersi solo se ha responsabilità penali. Ma non è così: una persona che riveste un ruolo pubblico ha degli obblighi morali e politici. È responsabile dell’immagine che dà di sé e del Paese.
Cioè?
È come se dicesse agli uomini: le donne si usano solo o come mogli per fare figli o come amanti per il proprio piacere. E alle donne dice: voi potete stare sulla scena pubblica solo come decorazione, non come persone che contribuiscono al bene comune del Paese. Lo stesso succede in tv: le donne ridotte a immagine diventano un modello.
Se una vuole usare il proprio corpo per fare carriera, perché non dovrebbe?
Che tipo di carriera fai usando il corpo? Alla fine vieni usata. E poi: se tu usi molto il tuo corpo, il cervello passa in secondo piano: nessuno te lo riconosce più, anche se ce l’hai. Infine le ricerche scientifiche mostrano che le donne che puntano sul corpo pagano un prezzo molto alto.
Quale prezzo?
Finiscono per guardarsi con lo sguardo degli altri; non pensano più “Cosa posso fare io della mia vita?”, ma “Cosa provano gli altri di fronte al mio corpo?”. Gli studi psicologici mostrano che perdono fiducia in se stesse, hanno scarsa autostima e si ammalano più spesso di depressione.
Però si dice che in politica valga ogni arma e che le belle donne portino più voti...
Nessuno pensa di dire: Raul Bova è un attore bellissimo, facciamogli fare il ministro della Cultura, facciamogli fare il ministro delle Pari opportunità. Vale solo per le donne. Oltretutto questo fa male anche alla politica.
Danneggia la politica?
Sotto c’è l’idea che la politica sia solo immagine. Invece significa lavorare per fare stare meglio un Paese .E questo richiede capacità e competenza. Io sto in università: le assicuro che di donne competenti ne vedo tutti i giorni. Ora la politica valorizza soprattutto le altre.
I suoi sembrano discorsi femministi: non è passata quella stagione?
Non ho mai fatto parte di gruppi femministi. Ma più invecchio e più divento femminista: lo richiedono i tempi.
Cosa intende?
Le donne italiane sono quelle che in Europa lavorano di più rispetto agli uomini : perché si accollano il lavoro domestico. Quindi devono sottrarre energie a quello fuori, o rinunciare ai figli. Se poi parli con chi fa selezione del personale, ti dice che a parità di competenze tra una donna e un uomo si sceglie sempre un uomo.
La discriminazione di genere è un problema solo delle donne?
Il maschilismo obbliga anche gli uomini ad avere un ruolo molto limitato. In più ricerche americane dimostrano che oggi le città più all’avanguardia sono quelle in cui donne e gay occupano posti dirigenziali. Noi li escludiamo. Dovremmo valorizzarli: non batteremo mai l’India facendo le magliette più economiche, ma essendo più creativi, inventando prodotti nuovi.
Perché lei ha preso posizione e scritto l’articolo sul New York Times?
Perché non lo faceva nessuno. Io insegno a ragazzi e ragazze dell’università e ho sentito che loro erano a disagio con quello che stava succedendo: volevano una risposta. Siccome ho anch’io un ruolo pubblico, una responsabilità, ho sentito che lo dovevo a loro e alle mie figlie adolescenti. Perché sapessero che l’Italia non è solo quella che appare in tv.
11 settembre 2009
Commentino di Toman - Complimenti per il tempismo: l'11 Settembre mi sembra una data perfetta per un pubblicare un intervista disastrosa come questa.

Pubblicità progresso


Se vi annoiate e volete farvi due risate,

date un'occhiata a http://www.noidonne.org/:

è la cosa più ridicola che abbia mai visto!

martedì 4 agosto 2009

Piccolo spazio pubblicità



Strangolata dalla crisi,
anche l'incorruttibile
anima di orgoglio
maschile si è dovuta
piegare ad una bieca
logica commerciale.

Single pentite


La single infelice e il sogno di un marito
Una quarantenne scrive al forum «Così è la vita». Ma gli uomini replicano duri: «Chissà quanti no avrà detto» Erano anni probabilmente che una donna, tanto meno una quarantenne, per paura di sembrare ridicola, di veni­re sbeffeggiata, di essere presa per un reperto d'altri tempi, non osava più di­chiarare: vorrei tanto sposarmi. Un ou­ting — quasi — abbastanza coraggioso, insomma.
Il matrimonio — lo si è sentito affermare fino allo sfi­nimento da indagini conosci­tive, da psicologi e sociologi — non era, infatti, da un pez­zo più in testa ai desideri del­le ragazze e delle donne, a quanto pare innanzitutto in­teressate a realizzare se stes­se prima nello studio e poi nel lavoro. Il messaggio di Paola viene dunque a infrangere in un cer­to modo un tabù in nome del quale sognare un marito così, semplicemente, come lo so­gnavano le nostre nonne e bi­snonne era fino a oggi consi­derato materia buona per un romanzo rosa. E il coro delle donne ribadiva con fermezza il concetto: sposarmi? No gra­zie. Non rientra tra le mie aspirazioni dover dividere il letto con un uomo che russa, che legge fino a notte fonda o che si rigira senza posa nelle lenzuola; e tanto meno lavare i suoi calzini.
Ma che i tempi siano cam­biati — sia pure in tutt’altro senso — lo lasciano intende­re anche le reazioni che la let­tera di Paola ha suscitato nel forum. Se mai avesse osato pensare (ma non è probabi­le) di trovare per questa via qualche corteggiatore, maga­ri, chissà, perfino uno «strac­cio» di fidanzato, deve essere rimasta molto amaramente delusa. Se infatti le reazioni delle donne sono state per lo più abbastanza tiepide e an­che scontate, del genere, ap­punto: «Sposarmi? No grazie, prima voglio studiare, viag­giare, lavorare», quelle degli uomini sono invece state stiz­zose, malevole, quando non addirittura violente. Di corteg­giatori, insomma, di cuori so­litari che colgono l’occasione per gettare un amo, nemme­no l’ombra.
Fatte le debite eccezioni — di alcuni, per esempio, che si sono dichiarati altrettanto sconsolatamente soli e deside­rosi di trovare infine la donna giusta da sposare — gli uomi­ni del forum si sono accaniti contro la povera Paola come se avesse voluto prenderli in giro con il suo sogno matri­moniale. Chissà quanti «no» ha detto la signora, ritenendo­si troppo preziosa per tutta una serie di ottimi corteggia­tori. Chissà quanto si ritiene perfetta, lei, e mediocri e buo­ni a nulla, invece, gli uomini che hanno osato farsi avanti con lei. Chissà quanto è stata sessualmente promiscua e quanti fidanzati ha sperimen­tato prima di rimanere sola. Di sicuro ha posto la carriera tra i suoi primi e massimi ob­biettivi, di sicuro attribuisce agli uomini la colpa di tutti i suoi guai e della triste situa­zione nella quale si trova ora, di sicuro non ha mai prestato attenzione ai bisogni degli uomini, di sicuro — ecco l’of­fesa massima e sanguinosa — è una femminista!
Sono giovani o anziani, co­sa fanno, dove vivono e da do­ve vengono gli uomini che esprimono tale acredine nei confronti di una donna che ha osato raccontare il suo so­gno matrimoniale di quaran­tenne? Non si sa, perché di lo­ro si conosce solo un nickna­me. Certo è che sono purtrop­po assai numerosi, che consi­derano le donne una specie di nemico pubblico del quale diffidare e dal quale difender­si, e che giudicano il femmi­nismo il peggiore dei mali, la catastrofe responsabile di ogni loro problema. Questa, almeno, è l’impressione che se ne ha leggendo i messaggi che hanno inviato al forum. Scrivono tutti quanti «le donne», tendendo a riunire nell’invettiva l’intero genere femminile. Ciascuno ha, tutta­via, per sua fortuna — così sembra — trovato un esem­plare non femminista e non carrierista con il quale è fidan­zato o sposato con soddisfa­zione. Ogni speranza, perciò, dopotutto, forse non è perdu­ta; per Paola e per le altre.
Isabella Bossi Fedrigotti
Corriere della sera - 26 luglio 2009.

Commentino di Toman: chi di spada ferisce, di spada perisce, cara la mia IBF.
P.s. Hai ragione: il femminismo non è il peggiore dei mali. Specialmente se confrontato con i tuoi articoli.

lunedì 8 giugno 2009

Novità in libreria


"6 PASSI PER CONQUISTARE UNA RAGAZZA"- il capolavoro di Sophie McKenzie.
Il libro è diponibile in tutte le migliori librerie, nella sezione economia e finanza.

venerdì 27 febbraio 2009

E io... non pago!


Divorzi, gli alimenti ora li paga lei
In aumento le donne che devono mantenere gli ex In 3 anni numero quasi raddoppiato. «Non protestano»
Chi è più ricco paga. Ed è pacifico. La legge, del resto, parla di partner economicamente più forte. Sorprenderà, però, sapere che nelle sentenze di separazione o di divorzio cominciano a farlo sempre di più le donne. Segno di un sorpasso, almeno in banca. E dell'ennesima lezione di stile. «Perché le donne, quando ci sono i requisiti, non creano nessun ostacolo, sono leali: versano quel che c'è da versare. Sono rispettose dei diritti dell'ex marito e anche dell'opportunità di aiutarlo. Finora con le mie clienti non c'è mai stata nessuna discussione », spiega la matrimonialista milanese Annamaria Bernardini de Pace, circa trecento cause nel 2008, sei delle quali riguardavano mogli che hanno trovato un accordo in favore del partner.
Manager e professionisteAutonome, benestanti e molto intelligenti. Di sicuro nel comprendere le ragioni dell'uomo che in molti casi è il padre dei loro figli e con cui hanno condiviso da quattro a dodici anni di vita. Hanno dai quaranta ai cinquant'anni e vivono perlopiù nel Nordest, ma non solo. C'è l'imprenditrice della Costiera Amalfitana, per esempio, proprietaria di quattro alberghi, che ha accordato senza battere ciglio un assegno da diecimila euro mensili all'ex marito. Si erano tanto amati: lei si è ripresa la sua libertà e lui non si è dovuto riprendere il lavoro di cameriere. C'è l'ereditiera di un grosso patrimonio familiare: al momento di dirsi addio, ha ceduto all'ex un'azienda, che lui naturalmente era in grado di condurre. Anzi, durante il matrimonio si era rivelato un prezioso collaboratore. «In linea di principio, valido sia per l'uomo sia per la donna, viene accordato l'assegno di mantenimento quando il reddito di uno dei due è quattro volte superiore a quello dell'altro, e sempre, invece, nel caso in cui quest'ultimo ne sia privo», puntualizza l'avvocato romano Gian Ettore Gassani, presidente nazionale dell'Associazione dei matrimonialisti italiani. Secondo quanto osservato dal Centro studi Ami, nel 2007 e 2008 il 3,5 per cento delle sentenze ha stabilito che le mogli debbano mantenere i mariti. Una percentuale ancora più significativa se si torna al 2005, quando una situazione simile ha riguardato il 2% dei casi. Gassani va avanti: «Il sessanta per cento delle donne che mantengono l'ex coniuge esercitano una libera professione, il 25% sono imprenditrici e il 15% svolgono un'attività comunque ben remunerata. Quasi quattro su dieci, il 38%, sono più anziane dei mariti. E questo è interessante, ci spiega perché poi siano loro a dover versare gli alimenti o l'una tantum quando si divorzia. Negli ultimi anni le donne hanno sposato uomini più giovani e quindi anche meno inseriti sul piano professionale. È facile che poi siano loro a dover sostenere economicamente i mariti ».
Nessuna vergognaForse ai colleghi e ai vicini di casa non lo dicono per pudore. Ma la vergogna sparisce quando si tratta di avanzare la richiesta tramite il proprio legale. «Toh guarda, mi sono detta a un certo punto, gli uomini cominciano a chiedere denaro». Laura Hoesch, avvocato del Foro di Milano esperta in diritto di famiglia, si è accorta subito che qualcosa è cambiato. «Negli ultimi quattro- cinque anni mi è capitato di dare una casa a un papà, gestire l'intestazione di un appartamento ai figli garantendo l'usufrutto al padre, far corrispondere un assegno al marito che non aveva nulla, o meglio, era stato molto bravo a non far risultare niente», racconta. La novità è in atto: fino a qualche anno fa un uomo non si sarebbe sognato di fare una richiesta economica. Adesso sì. Tanto più in presenza di figli. «Le donne più ricche, che magari hanno ereditato patrimoni, sono mogli indipendenti, non sono legate al marito da una dipendenza economica. E magari si sentono in colpa per questo e cercano di riequilibrare il rapporto almeno sul piano finanziario. Donne con questa autonomia danno, e lo fanno volentieri. Magari si giustificano dicendo che è per i figli, per garantire loro una sistemazione confortevole», aggiunge l'avvocato Hoesch. In qualche caso, tuttavia, gli uomini possono essere vittime di un pregiudizio al contrario. «Mi è capitato con un cliente che aveva diritto all'assegno da parte della moglie, perché lei guadagnava molto più di lui, con una disparità di uno a dieci, e oltretutto era stata lei la causa della rottura. Eppure la giudice non ha accolto la nostra richiesta. Se avessi difeso una donna, non sarebbe mai successo. Il mio cliente non ha più voluto fare ricorso», ricorda Annamaria Bernardini de Pace. Quando invece pagano, non sono necessariamente ricchissime. «Ho avuto clienti che guadagnavano un milione di euro l'anno, ma anche 170 mila. Professioniste o artiste, comunque tutte donne che lavoravano, non ereditiere. Accomunate da un grande rispetto verso l'ex partner», conclude la matrimonialista.
Vittoria o sconfitta? L'osservatorio romano dell'avvocato Laura Remiddi conferma la sensazione. Dice: «Io lo noto in situazioni medio-alte, ma non mi sorprendo più di tanto. La legge parla di parità del coniuge, non fa distinzioni di sesso. Proprio l'altro ieri ho incontrato una signora più abbiente del compagno alla quale stavo prospettando soluzioni come l'assegno o la concessione dell'uso di case di proprietà». La grande rivoluzione, dal suo punto di vista, è arrivata con l'affidamento condiviso, applicato nel 90% dei casi, che attribuisce a entrambi i genitori la responsabilità del mantenimento della prole. Alla fine trovare un accordo, che sia concedere un assegno al momento della separazione o l'una-tantum con il divorzio, diventa una vittoria per tutti, a prescindere da chi-dà-a-chi. «Le donne lo fanno con minor conflitto perché hanno una maggiore capacità di distacco — prova a commentare la psicoterapeuta di coppia Gianna Schelotto —. Gli uomini sono riluttanti per vendetta, non per avarizia. Il dolore, però, è uguale per tutti». ( Corriere della Sera, Elvira Serra - Febbraio 2009)

Commento di Toman - Gli argomenti cambiano, ma la musica - purtroppo - no: ancora una volta una giornalista che incensa le donne, additate ormai come modello totale. La perfezione in terra, isnsomma: pronte a ricevere l'investitura divina e - finalmente - dominare il mondo.

mercoledì 31 dicembre 2008

Minaccia globale


Da l'Espresso del 21 Febbraio 2008

Donne per sempre
Tutti le vogliono. Dalla politica ai media. Ma nella realtà quotidiana vengono discriminate e umiliate. Costrette di nuovo in piazza a difesa della 194. Fotografia di un paese immobile. Dove l'emancipazione femminile è ancora prigioniera della famiglia. E di tanti pregiudizi


Lavorano. Sì, ma smettono al primo figlio. Guadagnano. Ma meno degli uomini. Fanno carriera. Ma non fino al top, né nei posti chiave. Scelgono liberamente se essere madri, se fare famiglia, con chi vivere. Beh, non proprio. No, l'identikit delle donne italiane che emerge dai dati che presentiamo in queste pagine non è la cavalcata edificante tra successi e realizzazioni celebrata dalla retorica modernista, che comunque è realtà in altri paesi europei. Le italiane non assomigliano certo alle scandinave, ma nemmeno alle francesi o alle irlandesi. Faticano come matte, tanto da laurearsi prima e meglio dei maschi, entrano massicciamente nel mercato del lavoro a tutti i livelli, ma poi rimangono impantanate nel vortice della vita privata, della famiglia, dei figli, dell'amore cercato e, poi, spesso, subito. Oppure della solitudine, prezzo della carriera e di un buono stipendio. Sono vulcani fino ai trent'anni, brillanti e impegnate. E poi? In gabbia. Di fatto soggetti sbiaditi, protagoniste di una rivoluzione non compiuta, "crisalidi da cui non è ancora uscita l'angelica farfalla", come le ha definite la filosofa Roberta de Monticelli. Che, fuor di metafora, vuol dire: soggetti ancora troppo deboli. Che non hanno mai portato fino in fondo la cosiddetta rivoluzione femminista. E sulle quali è piovuta, come un fulmine la grottesca crociata antiabortista di Giuliano Ferrara, sospinta da un perdurante umore misogino dispiegato a gonfie vele dal magistero di Benedetto XVI. Fino all'orrendo episodio della polizia che sequestra al Policlinico di Napoli un feto abortito, corpo del reato o, come ha titolato 'il manifesto': "Corpo elettorale". Affari di famiglia Così, all'improvviso, come in un déjà-vu, ecco le donne in piazza. Eccole a promuovere appelli come quello che apre il numero speciale di 'Micromega' in edicola il 29 febbraio e si può firmare sul sito http://www.%20firmiamo.it/liberadonna.
Ma cosa è mai potuto accadere? Forse nulla. Perché, come afferma la sociologa della famiglia Chiara Saraceno, "nella nostra cultura i conflitti sui valori si addensano sul corpo delle donne. Perché il controllo su quello che loro fanno, in particolare sulla sfera sessuale, fa parte del controllo della collettività a garanzia della propria riproduzione, e quindi della conservazione della propria identità". Semplicemente, allora, l'esplosione misogina di questi giorni rivela un dato di fatto forse taciuto fino a oggi per pudore o conformismo politically correct: le italiane sono incaricate di fare famiglia, di curare gli anziani, di coprire il vuoto del welfare. E, insieme, di amministrare il quotidiano di aziende, università e centri di ricerca, senza mai sfondare ai vertici. Sono ingabbiate nel privato, a parlare d'amore e occuparsi del nonno con l'Alzheimer. Sono chine sulle scrivanie, a ingrossare le fila del middle management, come mostrano le indagini di Federmanager-Fondidirigenti, della ricerca scientifica, della sanità, dell'insegnamento di tutti i gradi. È quella che i sociologi chiamano 'femminilizzazione del mondo del lavoro'. Sempre fuori dalle stanze dei bottoni, di qualunque tipo. E l'attacco anti-abortista, nel portare le lancette indietro di 30 anni, altro non fa che sancire, con toni crudeli, una realtà che è nei numeri: il potere delle donne nel nostro Paese è cambiato poco o nulla. Perché il dovere di fare figli non si è trasformato, come altrove, in un diritto. È rimasto dovere, compimento ineluttabile di un destino biologico, ingabbiato dai diritti di ogni possibile incontro di cellule concepito, come vorrebbero i nuovi devoti. Ma non solo: l'incapacità di governare col welfare l'invecchiamento della popolazione ha gettato il peso degli anziani sulle spalle e sul destino di chi da sempre si occupa della famiglia. Sotto lo sguardo minaccioso della Chiesa cattolica, vestale di questo ordinamento. Fino a quella che Roberta de Monticelli interpreta come una "recrudescenza di temi ridicolmente regressivi nella sua politica sessuale".
Nel nome di Dio Ed è la stessa filosofa spiritualista, docente all'Università Vita-Salute del San Raffaele di Milano, a chiedersi perché mai "nella Chiesa cattolica finisce sempre col prevalere il peggio. Eppure il cristianesimo è la religione che più di ogni altra ha valorizzato l'elemento femminile. Nella sua dottrina ci sono tutti gli elementi per non essere misogini. Ma a corrompere il quadro c'è il suo diventare istituzione, c'è la strumentalizzazione politica del nome di Dio". Un nome che rimbomba nelle nuove crociate del tandem Ruini-Ferrara, chiamato in causa per dare sacralità a politiche sessuali molto, ma molto più concrete.
Una sfilata durante la settimana della moda di San Paolo
"La situazione italiana è paradossale: la società ha bisogno che le donne stiano sia a casa che al lavoro. A casa perché non ci sono servizi e l'invecchiamento della popolazione sta aprendo una voragine. Al lavoro, perché le famiglie hanno bisogno di un salario in più, che diventa anche volano per i consumi", commenta la sociologa della famiglia Chiara Saraceno. Così si crea una sorta di doppia pressione che finisce con l'inceppare il meccanismo. A tutto discapito dell'economia del Paese, a sentire gli esperti. "Molte ricerche mostrano che l'aumento del lavoro femminile produce nuova occupazione. Basata sulla domanda di servizi alle famiglie, al commercio, al tempo libero: badanti, baby sitter, scuole materne, nidi, servizi di pulizia, ristoranti, cibi pronti. Un'economia senza donne è un'economia che si atrofizza, perché in parte è fondata sull'autoproduzione", aggiunge Saraceno. Progetto Europa E le mille pressioni dell'Europa per una piena occupazione femminile lo confermano: l'obiettivo della Ue è che nei paesi dell'Unione entro il 2010 lavori il 60 per cento delle donne. Per rispondere ai dogmi comunitari sulla parità tra i sessi, senz'altro. Ma anche per esigenze di sviluppo economico: gli economisti concordano sul fatto chela disoccupazione femminile si traduce in una compressione del Pil. E non solo: uno studio fatto sulle 500 maggiori imprese del mondo censite da 'Fortune' mostra che le aziende che hanno più donne nei consigli di amministrazione e nel top management vanno meglio di quelle che ne hanno poche, sia sul piano finanziario che sul piano dei profitti. Insomma, è quella che in gergo si chiama 'risorsa femminile', ma che l'Italia ha scelto di non utilizzare. Perché?Fino a qualche mese fa il quadro era sfumato, ma la crudezza della crociata antiabortista, saldata ai continui assordanti appelli alla centralità della famiglia, nel trasferire sul terreno della politica una contraddizione che è nei fatti, palesa l'arretratezza del sistema Italia. Ricercatori e sociologi hanno sfornato per anni i dati dell'anomalia italiana in un'Europa in cui le donne entravano nel mercato del lavoro e nelle stanze dei bottoni. Ma a Roma tutto sembrava impantanarsi nel bolso dibattito sulle quote rosa: in politica come ai vertici delle grandi aziende. La politica ha spazzato via il problema nel 2005 quando il Parlamento ne ha bocciato, con un voto ad hoc, l'istituzione. In Confindustria, più elegantemente, se ne parla, se ne parla e se ne parla. Ma la presenza femminile tra i manager delle aziende con più di 500 addetti resta al 3 per cento. E i manager maschi, racconta nel suo libro 'La resistibile ascesa delle donne in Italia' Francesca Zajkzyc (che intervistiamo a pagina 42), "hanno dubbi riguardo all'affidabilità delle donne in posizioni di potere in quanto più condizionate dai vincoli famigliari". Convinzione che, sarà anche poco politically correct, ma ha una base empirica. Perché se una laureata su quattro non entra nel mercato e il 13,5 per cento delle donne lasciano il lavoro dopo il primo figlio una ragione ci sarà. Ed è la stessa che spinge il 56 per cento delle italiane, secondo un'indagine Ipsos, a dire che ci sono lavori tipicamente femminili, ovvero quelli che permettono di dedicare al lavoro famigliare ogni giorno 5 ore e 20 minuti, contro l'oretta e mezza degli uomini. D'altra parte, aggiunge Zajkzyc: "Se all'interno dei rapporti di coppia sembrano essere in atto trasformazioni significative, l'organizzazione della società e del welfare sono ancora pesantemente orientati alla famiglia in cui la donna non lavora o lavora parzialmente. Basti pensare agli orari delle scuole o dei servizi per l'infanzia". A cui si aggiunge la cura degli anziani.
I figli sognati Il risultato è quello evidenziato nei grafici: minore occupazione e minor salario. Fino all'imbarazzo di essere gli ultimi in Europa nel tasso di occupazione femminile. A cui, però, non si accompagna un alto tasso di natalità: i figli fatti sono la metà di quelli progettati. Perché? Risponde Saraceno: "Chi fa figli produce un bene collettivo. Ma fare un figlio è un atto squisito di libertà. E proprio perché è così importante che un gran numero di donne lo scelga, è necessario che la società dia loro molte più risorse. Una società democratica deve prendere atto che ha bisogno delle donne se vuole riprodursi. E l'unico modo di prenderne atto è quello di sostenerle nella loro libertà. Con politiche di sostegno alla famiglia e, insieme, alla contraccezione e alla libertà di interrompere la gravidanza. Le uniche politiche della popolazione che si possono fare in un paese democratico sono quelle che ampliano i gradi di libertà".
Solo sei donne hanno fatto parte del governo Prodi
Così è andata nel resto d'Europa: servizi, profili di carriere diversi, congedi di paternità pagati al 100 per cento. Nei Paesi nordici, lasciare il lavoro per un anno per seguire un figlio non ha costi. In Francia, esiste una responsabilità sociale forte nei confronti delle famiglie con figli che si concretizza in asili e scuole, in assegni di cui è titolare il nuovo nato. E poi c'è il fatto che in Italia le donne guadagnano meno degli uomini, e, ovviamente, sono loro che lasciano il lavoro quando ci sono da curare figli o anziani.Così, ridicolmente, ancora angeli del focolare, mentre negli Usa una donna corre per diventare l'uomo più potente del mondo e mentre persino in Nicaragua ci sono più donne ai vertici che in Italia. Perché? Che fine ha fatto l'ondata femminista? "Ci sono stati errori nel nostro femminismo, che non si è trasformato in agenda politica concreta, forse perché sempre molto sulla difensiva, intento a marcare se stesso come diverso. E questo è segno di scarsissima fiducia in un'identità forte che si proclama di avere", conclude Roberta de Monticelli: "Così le donne sono rimaste bloccate. E tutta la società è rimasta vittima del peggiore umore italiano: il senso debolissimo della responsabilità personale. È più facile accettare la tradizione sancita nelle parole dei vescovi che non decidere per sé. Prendendosene la responsabilità. Per chi ci crede, anche davanti a Dio".
Commento di Toman - Io vi avevo avvertito: le donne predicano la parità, ma cercano la vittoria. Vogliono passare dalla sottomissione al comando., dalla suddditanza, al potere: come se già non lo avessero!